
Ci sono persone che non invecchiano: attraversano il tempo.
Filomena Maresca, per tutti Filuccia, il 1° gennaio festeggia cento anni.

Un secolo di vita, di amore, di fede, di bellezza custodita con grazia.
È nata a Castelluccio, frazione di Castel San Giorgio, il 24 dicembre 1925, alla vigilia di Natale. Ma come spesso accadeva in quegli anni, la registrazione arrivò qualche giorno dopo. Così, sulla carta, il tempo ha provato a spostare la sua nascita. Ma la verità è che Filuccia è già centenaria, nata sotto una stella luminosa, nel silenzio sacro della notte più attesa dell’anno.


Primogenita di cinque figli, cresce in una famiglia stimata e conosciuta. I genitori, Carmela e Antonio, erano soprannominati i Milord: un nomignolo curioso, nato dal matrimonio di una parente che aveva sposato un lord inglese, evento rarissimo per l’epoca. Antonio era commerciante, titolare di un negozio di ferramenta, pitture e articoli da regalo; Carmela, donna di casa, una figura speciale, così come ancora oggi la ricorda mia madre, che porta il suo nome.
Tra i fratelli, un posto speciale lo ha sempre avuto Salvatore. Con lui Filuccia ha condiviso l’infanzia, le responsabilità, il senso profondo della famiglia e del lavoro. Salvatore ha iniziato giovanissimo nel negozio del padre, imparando il mestiere con sacrificio e dedizione. Con il tempo, insieme alla sua famiglia, ha saputo trasformare quell’eredità in una solida realtà imprenditoriale, oggi punto di riferimento nel settore dei colori, dei parati e del fai da te.

Filuccia cresce e diventa una ragazza molto bella, dai tratti delicati, il nasino piccolo, lo sguardo gentile. I corteggiatori non mancavano, ma il suo cuore sceglie uno solo: Raffaele.

Un giovane allegro, innamorato della musica e della vita. Suonava e cantava, era richiesto a feste e matrimoni non solo per il talento, ma per il suo carattere solare. Aveva un solo difetto – si direbbe oggi con un sorriso – era gelosissimo. Figlio della tabaccaia del paese, era conosciuto da tutti come ’o tabaccaro.

Nel 1946, in anni duri, segnati dalle ferite della guerra, Filuccia e Raffaele si sposano. L’amore è più forte di tutto. Lei ha appena vent’anni. In un attimo passa dall’essere figlia a moglie, e quasi subito mamma.
Comprano un terreno, costruiscono la loro casa e insieme affrontano il lavoro e la fatica. Prima la distribuzione di bombole a gas, poi un negozio di articoli da regalo e abbigliamento. Nasce una famiglia numerosa e viva: cinque figli – Lucia, Gemma, Carmela, Rita e Carmine.

Filuccia aveva imparato a cucire da ragazza e mise presto questa competenza al servizio della famiglia. Confezionava personalmente gli abiti di tutti i suoi figli, curandone ogni dettaglio. Attraverso quel lavoro quotidiano trasmetteva attenzione, ordine e senso della pulizia, elementi che hanno accompagnato la loro crescita.

Il suo nome, Filomena, è un’eredità affettiva. Prende il nome dalla nonna paterna, che tutti chiamavano Filuccia o Filolla. Solo molto tempo dopo si scoprì che quella nonna si chiamava in realtà Raffaella e che quei nomignoli erano diminutivi affettuosi di quel nome. Ma ormai Filomena era diventata Filuccia per tutti. E così doveva essere.
Vanitosa? Sì. Ma con grazia.

Ancora oggi è una bella signora, con la pelle liscia e morbida, i tratti delicati, i capelli sempre in ordine. Non ama il trucco: non ne ha bisogno. Ma ama prendersi cura di sé, nella semplicità che è sempre stata la sua cifra.
È una donna profondamente pia. Prega molto e ogni volta che la si va a trovare racconta la vita di un santo. Il suo preferito è Sant’Alfonso.
Quando usciva con noi nipoti, amava camminare a braccetto con loro: così si sentiva giovane anche lei. E ancora oggi racconta, con un sorriso che le illumina il volto, che quando è con le figlie spesso la scambiano per una loro sorella maggiore.
Filuccia ha anche un carattere forte, deciso. Nelle scelte, la sua parola è sempre l’ultima. I figli lo sanno bene e, ancora oggi, sono pronti ad accontentarla. È una forza silenziosa, autorevole, che nasce dall’amore e dall’esperienza di una vita vissuta pienamente.
Oggi la guardo con tenerezza.

Perché mia nonna Filuccia è riuscita a fare la cosa più difficile: conservare intatto il suo animo fanciullesco, nonostante le prove, le fatiche, il tempo che passa.
Cent’anni dopo, è ancora qui a insegnarci che la vera giovinezza non è nel corpo, ma nello sguardo con cui si continua ad amare la vita.
E forse è questo il segreto della sua lunga esistenza:
aver attraversato un secolo con grazia, fede e tanta speranza.

Lei è mia nonna.






