
Pochi minuti fa è venuta a mancare Genoveffa della Porta, ideatrice e spirito guida della Casa di Andrea, associazione benefica che da anni si prende cura, come lei aveva voluto, dei bambini e delle loro famiglie particolarmente bisognose di cure e beni sostanziali di prima necessità.
Genoveffa la conoscono in tanti, ma io ho avuto il privilegio quest’anno, quasi come se il destino avesse voluto farmela conoscere poco prima che andasse in paradiso, di amarla.
Le parole stavolta mi mancano, io che sono a volte piuttosto libera nello scrivere e in questo momento rischio anche di sembrare banale. Ma ciò che lei mi ha dato è qualcosa di inestimabile ed imperituro, ossia la capacità di vedere ancora negli altri bontà, generosità e voglia di fare del bene.
Ecco, questi tre capisaldi della sua esistenza me li ha trasmessi in questo 2025.
Io, Rita, sua sorella, presidente della Casa di Andrea, e Lina, sua figlia, che ho avuto l’onore ed ho il piacere di avere nella mia vita, abbiamo pensato, e questo di sicuro avverrà, di scrivere un libro su Genoveffa, sul suo pensiero, sulla sua opera, sul suo cuore e sulla sua anima benedetta, che oggi è assunta in cielo, in una dimensione a lei più congeniale.
Genoveffa, cara, è a te che mi rivolgo, proprio a te, che non hai potuto scambiare con me alcuna parola, ma che con il tuo sguardo, buono e dignitoso, hai detto più di un milione di cose.
Mi hai sussurrato con il cuore che devo continuare a credere in ciò che faccio e ad essere buona, come nella mia indole, nella tua. Mi hai detto che devo amare i miei figli e mantenere unita la mia famiglia, senza dirlo, ma facendolo chiaramente capire con uno sguardo, una mano alzata, un senno impercettibile.
Devo dire grazie a te per il resto dei miei giorni, perché hai saputo donarmi qualcosa di inestimabile e di ineguagliabile. Io potrò e avrò l’onore di scrivere la tua biografia, la tua storia, come la chiamiamo spesso, ed è l’unica cosa che magari potrò restituirti in maniera perenne per ciò che hai fatto per me.
Essere volontaria per la Casa di Andrea ed aver conosciuto te e le persone a te più vicine mi ha riempito il cuore di una gioia che a parole non so descrivere.
Spero che tu possa riposare davvero in pace, anche se c’è stata l’ingiustizia a cui ho assistito in prima persona, insieme alle tante altre che nella mia vita ho potuto appurare. È stata quella che, a pochi giorni dal pensionamento, ti ha visto colpita nel cervello, ma non nel cuore, da una malattia che poi alla fine non ti ha lasciato scampo, ma che hai affrontato con dignità, amore e silenzio.
Tu sei andata avanti, dando la spinta necessaria a tutte le persone, le volontarie e i volontari che si sono unite attorno ad Andrea e alla sua casa, che era sinonimo del tuo grande cuore e della tua grande anima.
Che tu possa ora stare insieme al tuo piccolo Andrea e che possa godere della luce del Signore in cui tanto credevi e che di sicuro ti illuminerà per l’eternità, come entrerà nei cuori dei tuoi figli, dei tuoi fratelli e sorelle, di sangue e non.
Un pensiero dolce accompagnerà questa fine dell’anno, tra lacrime calde che righeranno il mio viso e quello degli altri che ti hanno conosciuto. Oggi ti abbiamo perso solo nella carne, ma non nello spirito, perché esso continuerà a vivere in eterno nei sorrisi dei bambini che tu tanto amavi, delle loro madri, dei loro papà e del tuo angelo che adesso è cullato dalle braccia materne.
Ora potrai parlare, potrai camminare, potrai illuminarci ancora di più ed indicarci la giusta strada dal paradiso, perché se esiste è l’unico posto dove io ti immagino e dove tu meriti di essere.
Riposa in pace, Genoveffa.
Ti voglio bene.
Annalisa Capaldo





