
Resi noti gli appuntamenti per la Rassegna Natalizia, crescono i malumori per l’assenza “ingiustificata” del, davvero suggestivo, Presepe Vivente con lo scenario del Quartiere Vetrai, cuore pulsante della Scafati antica. Specifichiamo: il presepe vivente ci sarà, ma a Bagni.
La rappresentazione massima natalizia, onestamente, è stato il marchio di fabbrica dell’amministrazione Aliberti che lo istituì nel lontano 2008, gli anni d’oro di Aliberti. Un evento capace di raccogliere consensi e visite da tutto l’hinterland – “Per la città un momento di vita, memoria, rinascita e valorizzazione del centro storico” – (cit. Sebastiano Sabbatino, amministratore Sei Di Scafati Se). Dal 2008 al 2011 è cresciuto sempre più, poi la prima pausa nel 2012 per tornare appuntamento fisso dal 2013 al 2017. Nel 2018 e 2019, invece, il presepe si svolse in Piazza Vittorio Veneto, in forma più ridotta. Gli anni bui (2020, 2021 e 2022) fu sospeso e, nel 2023 e 2024, con l’avvento del nuovo parroco, soprattutto l’Aliberti bis, fu realizzato ancora.
Rammarico e sgomento, sfociato via social nei gruppi d’identità scafatese. Ci si chiede di chi sia la responsabilità ed è stato tirato in ballo lo stesso parroco Don Gennaro e, chiaramente, il sindaco, il quale ha commentato – “Il Presepe non si svolge perché mi è stato comunicato da Don Gennaro… Quale sia il motivo non lo conosco ma so che non si farà perché il parroco non ha voluto si facesse per motivi che sicuramente avranno una loro motivazione” – Insomma (come direbbe Aliberti), un commento che non mette proprio a favore il parroco della Chiesa Madre.
Per fare chiarezza, la nostra redazione ha discusso con gli organizzatori, il gruppo della Comunità Cattolica, l’ACR e Catecumeni. Sia chiaro da subito che: poco c’entra la volontà di Don Gennaro, manco, pare, eventuali finanziamenti dell’amministrazione. Il problema è letteralmente la “forza lavoro”. Si, è enorme la fatica per realizzare il presepe vivente, in quella forma autentica e curata nei minimi dettagli. Un progetto che parte un mese prima: capanne da montare, materiali da selezionare, caricare, assemblare, incastrare appuntamenti per gente che lo fa in forma di volontariato, o meglio dire, con vocazione. Una provocazione, però, va lanciata. Coloro che si sono sempre occupati di tutto in prima linea, sono per lo più la mezza età e oltre pure, padri di famiglia che devono conciliare anche gli impegni personali ed il lavoro. Qui, quello che è venuto a mancare, è il fuoco dei giovani, lo spirito d’iniziativa e mettiamoci pure una sana responsabilità. Il tutto (ce lo mettiamo noi), condito da una scarsa comunicazione chiara tra le varie parti (amministrazione, parroco e staff).






