
Le Regionali hanno emesso le prime sentenze, quelle che fanno da cornice: il campo largo ha funzionato. Fico ha vinto, poi preferite voi l’aggiunta: malgrado De Luca o grazie anche a De Luca. Una vittoria sorprendente nelle proporzioni, data per scontata nella sua essenza ma non coi numeri emersi nel primo pomeriggio attraverso exit poll e proiezioni. Immaginiamo che su sanità e trasporti l’ormai ex Governatore vorrà dire ancora la sua: vedremo come e fino a quanto. Cirielli ha perso. Aveva una precisa missione: la sconfitta dignitosa del centro-destra. E’ andata diversamente e su un esito del genere ha certamente pesato la tardivissima scelta del candidato a governatore, arrivata poco prima della presentazione delle liste, un assurdo politico di notevole spessore. Il ko della democrazia, invece, era nell’aria ma tutti speravamo solo in una sensazione negativa. In Campania, confermando varie tendenze, hanno votato meno della metà degli aventi diritto. Un vulnus si è aperto da tempo alla voce “partecipazione”, quel sentiment che Gaber collegava strettamente alla libertà. Per la gente campana, paradossalmente ma non tanto, la vera libertà di questo tempo strano è diventata la scelta di tenersi lontana dalle urne. Vale per l’Europa e per la Nazione, vale pure per la Regione. Resta l’elezione del Sindaco l’unico front office e nello stesso tempo l’unico stimolo per “impugnare” la matita. Bisognerebbe trasformare la lontananza in rivoluzione, quella della matita, l’unica che in teoria è in grado di cambiare qualcosa. Ma le matite oggi sono spuntate, la gente l’ha compreso e si è adeguata.






