
Ci siamo: domani si andrà a votare. In realtà si voterà sia domani sia dopodomani, fino alle 15; domani invece i seggi resteranno aperti fino alle 23. Dalle 7 del mattino alle 23, in ben 550 Comuni campani, c’è comunque tempo più che sufficiente per decidere di recarsi alle urne.
Come molti di voi, neppure io ho più la convinzione che avevo a vent’anni, quando pensavo che il mio voto potesse essere davvero utile, servire a qualcosa, cambiare il mondo, portare maggiore giustizia e uguaglianza civile. Tuttavia, anche se la passione di un tempo si è affievolita, anche a causa della presenza in politica di persone inesperte o arrivate a ricoprire ruoli immeritati, andrò a votare, come ho sempre fatto. La scarsa fiducia nel cambiamento la comprendo profondamente, credetemi.
Ciò non toglie che, rinunciando al voto, finiremmo soltanto per favorire chi conta proprio sulla nostra rinuncia. L’incompetenza politica e l’arrivismo personale, l’ambizione per il denaro e per la “poltrona” hanno contribuito a distruggere gli ideali sentiti, autentici, di molti di noi. Parlo di passione nel senso vero del termine: quella convinzione profonda di poter migliorare il mondo utilizzando l’unica arma che possediamo, la matita nell’urna.
Invito quindi, come ho fatto dall’inizio della campagna, ad andare a votare anche chi non nutre più alcuna speranza che i politici possano cambiare davvero le nostre vite, alleviare almeno una parte dei problemi quotidiani: dalla difficoltà a fare la spesa e pagare le bollette alle questioni più gravi che riguardano la salute, le cure che molti non possono permettersi, i medicinali costosi, fino alla perdita del lavoro in età avanzata, spesso immeritata, che può portare alla disperazione prima ancora che a tutto il resto.
So benissimo ciò che provate, miei cari corregionali. Capisco fino in fondo chi non vuole più votare e chi invece vota ancora nella speranza che qualcuno possa risolvere i propri problemi, trovare un posto, migliorare le sorti della nostra regione e del mondo. Lo capisco visceralmente, lo ripeto. Eppure, prendete quella tessera elettorale: cercatela. Se l’avete stracciata in un momento di rabbia, cosa comprensibile, andate al vostro ufficio comunale e rifatela. Andate a votare, perché altrimenti diventa davvero insensato lamentarsi. Sarebbe come tradire il proprio coniuge, rifarlo, confessarlo, perdere amore e dignità, e poi stupirsi delle conseguenze.
Crediamoci ancora. Crediamo che, anche se oggi va così, un giorno qualcuno tra noi, magari la persona migliore, quella con le idee più limpide e le capacità più chiare, possa scendere in campo per cambiare davvero le cose senza compromessi. E se la politica richiede compromessi, pazienza: almeno ci avremo provato. C’è sempre tempo per ritirarsi, per non metterci più la faccia qualora dovessimo restare zitti anche noi, impelagati nel nepotismo e contaminati, come diceva mio padre, da una politica inevitabilmente sporca.
Quindi a poco più di dodici ore dal voto, il richiamo di Gramsci a riappassionarsi alla vita politica è urgente, così come il monito a istruirsi: non solo come invito a proseguire con impegno gli studi, ma a prepararci, a costruire, a condividere conoscenza, competenza e strumenti, per migliorare la nostra intelligenza, la capacità di leggere dentro situazioni e cose. Per impegnarci più attivamente nella realtà, anche politica, del Paese. Per poter scegliere meglio in ogni ambito della vita. E per votare, in coscienza.
Annalisa Capaldo





