
E’ stata una serata particolarmente interessante quella che ha visto la scrittrice e poetessa pluripremiata Wanda Marasco presentare il libro “Di spalle a questo mondo” (Neri Pozzi Editore) alla Mondadori Bookstore di Nocera Inferiore: a moderare l’incontro, la giornalista
nocerina di “adozione” romana Annamaria Barbato Ricci e a dialogare con l’autrice, il prof. Walter Di Nunzio, psichiatra e saggista.
Come ha evidenziato la giornalista Barbato Ricci nella sua presentazione, che qui riportiamo quale ottima sintesi, “il linguaggio barocco e godibile proprio della scrittrice, dipinge un altro geniale e
tormentato napoletano, ossessionato dall’imperfezione, con la donchisciottesca sfida interiore di sconfiggerla: il medico e veterinario Ferdinando Palasciano, mosso da un’idiosincrasia per tutto ciò
che è indice di imperfezione. Wanda Marasco riesce mirabilmente a penetrare questa ossessione che lo porta alla follia e che, infine, costringe la moglie Olga, con non poco dolore, ad internarlo”. Il prof. Walter Di Nunzio ha, poi, precisato che anche “Olga, nella sua infanzia a Rostov, aveva conosciuto la follia attraverso l’alienazione materna, follia che ora ritrovava in Ferdinando. È la storia di due fragilità dalle quali non si può, o forse neanche si vuole, sfuggire per trovare un po’ di pace altrove”.
La Marasco, nata e residente a Napoli, ha una profonda connessione con la sua città che fa, spesso, da sfondo alle sue opere. Con studi in filosofia e regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica
Silvio D’Amico, oltre ad essere scrittrice e poetessa, è anche regista e attrice; non a caso, infatti, ha salutato i presenti con l’appassionata lettura di un breve estratto dal suo libro. Come sottolineato dagli esperti, la scrittrice Marasco si conferma come una voce letteraria di rilievo: la sua scrittura ha uno stile lirico e musicale ed esplora temi come la follia, l’imperfezione e
la fragilità umana, fondendo rigore storico e sguardo poetico. Vincitrice del Premio Bagutta Opera Prima per “L’arciere d’infanzia” e del Premio Montale per la poesia con la raccolta “Voc e Poè”
aggiunge, ora, il premio Campiello e il Premio Città di Girifalco 2025 proprio con il libro “Di spalle a questo mondo”.
Ci siamo piacevolmente intrattenuti con lei che, a proposito del titolo così “indicativo” direi, e per il quale riceve sempre domande, ci ha precisato:
– “Questo titolo è nato prima del libro stesso e nasconde un dimostrativo: i protagonisti danno le spalle a quel tipo di mondo dal quale vengono, un mondo guasto, corrotto, che li ha offesi; decidono di vivere gli ultimi anni nella torre, come un esilio, che è un modo per dire alt;Io non ci
sto alle brutture di questo mondo, non posso guarirle, non posso eliminarle e, quindi, scelgo una forma di silenzio, di distacco; ma, loro non danno le spalle alla speranza di un mondo migliore”.
Riflettendo sui temi che tratta nei suoi libri, le chiediamo da dove nasce questo interesse, quasi come un bisogno, di “raccontare” le tematiche inerenti la fragilità umana.
– “Non c’è romanzo autentico dai secoli passati ad oggi che non tratti, in qualche modo, il
tema della fragilità (da Flaubert alla letteratura russa) perché è la nostra condizione umana e quella zoppia che colpisce Olga e si trasmette a tutti gli altri personaggi, sta metaforicamente a rappresentare proprio questo: le nostre cadute, l’essere sull’orlo di un baratro e a volte su
una sorta di sospensione dell’esistenza, dovuta alla paura di non riuscire o, semplicemente, ad una malattia, fisica o interiore, e talvolta anche insieme. E non c’è malattia del corpo che non diventi anche meditazione e l’uomo cominci a farsi domande sulla morte e sulla sua accettazione …”
Vale anche per lei, l’assunto che si riesce a descrivere bene ciò che si è vissuto o, quantomeno, toccato da vicino?
– “Naturalmente questi temi mi vengono e dalla grande letteratura e, certo, anche dalle esperienze della vita. Chi non ha conosciuto fragilità o malattie in famiglia o di amicizie profonde, come purtroppo la mia esperienza … Ma le dico che non avrebbe senso se non fosse la scrittura una testimonianza della formazione culturale e del tipo di vita che si è avuta”
“Poi – conclude e, così, ci salutiamo – ognuno può trovare una risposta, leggendo il libro”.







