
“Destinazione errata” è l’ultimo libro di Domenico Starnone e – scusate la presunzione- il titolo è proprio sbagliato.
Se non sbagliato, fuorviante.
Con la solita maestria del “lieve” e dell’introspettivo, Starnone ci racconta la storia di “lui lei l’altra” e tutto il mondo intorno. Le storie di corna iniziano sempre per una destinazione errata delle nostre attenzioni, che abbiano la forma di un sms o di un vino versato prima alla potenziale amante e poi alla “ufficiale”.
Nascono dalla curiosità, come dice l’autore, da corpi diversi, imbarazzi redivivi, voglia di perdita del controllo nostro e dell’altro.
Però il titolo sarebbe dovuto essere “destinazione esattissima”, meno furbo ma avrebbe chiarito la chiave del libro: le parole di Carlo.
Carlo è un signore anziano e colto (della cultura profonda e disincantante), annoiato e proiettivo come ogni genitore che rovina la vita dei figli con il mantra “ci sono già passato”, senza desiderio ma – con la morte vicina – la voglia di sentirlo aleggiare (Eros cai tanatos, no?).
Carlo dice, rinnegando per vedere lo jannaccesco “effetto che fa”, di aver colto già da tempo l’attrazione tra lui e l’altra, in realtà scaturita da un errore estemporaneo e subito condita dagli ingredienti dalle solite dinamiche dei tradimenti.
E cosa succede quando ci dicono “soltanto tu non te ne eri accorto” che sia un nostro stato d’animo o vicenda che lo tange? Scommetto la mia preziosissima collezione di bamboline giapponesi: iniziamo a credere che veramente siamo gli unici a non aver capito di provare quella cosa. È come quando ci vediamo bene e qualcuno ci gela con un “ma che faccia hai?”, alla fine ci diciamo che in fondo tanto bene non ci sentiamo.
Il libro avrebbe dovuto intitolarsi “destinazione esattissimissima”, sì, perché le parole di carlo colpiscono nel segno, perché chi “ci diagnostica l’anima” sa già che siamo soggetti pronti alla radiografia, che studieremo le “lastre” e se pulite vedremo comunque delle ombre e agiremo: faremo analisi, ci analizzeremo.
E i Carlo staranno a vedere cosa succede, come quando a flipper il gusto per alcuni era tutto nel lancio della pallina, perché con un unico gesto potevano vedere luci stroboscopiche e stordirsi dei vitali dindandon dell’urto della sfera con i pilastrini: con le mani in tasca si fermavano a vedere il loro “colpo perfetto”, la fatica dei pulsanti (e delle spinte di bacino) agli altri.
E ora che flipper ce ne sono sempre meno, ma di vite alla ricerca di un(o) (s)lancio vitale tantissime, i Carlo si divertono assai.
Se non sbagliato, fuorviante.
Con la solita maestria del “lieve” e dell’introspettivo, Starnone ci racconta la storia di “lui lei l’altra” e tutto il mondo intorno. Le storie di corna iniziano sempre per una destinazione errata delle nostre attenzioni, che abbiano la forma di un sms o di un vino versato prima alla potenziale amante e poi alla “ufficiale”.
Nascono dalla curiosità, come dice l’autore, da corpi diversi, imbarazzi redivivi, voglia di perdita del controllo nostro e dell’altro.
Però il titolo sarebbe dovuto essere “destinazione esattissima”, meno furbo ma avrebbe chiarito la chiave del libro: le parole di Carlo.
Carlo è un signore anziano e colto (della cultura profonda e disincantante), annoiato e proiettivo come ogni genitore che rovina la vita dei figli con il mantra “ci sono già passato”, senza desiderio ma – con la morte vicina – la voglia di sentirlo aleggiare (Eros cai tanatos, no?).
Carlo dice, rinnegando per vedere lo jannaccesco “effetto che fa”, di aver colto già da tempo l’attrazione tra lui e l’altra, in realtà scaturita da un errore estemporaneo e subito condita dagli ingredienti dalle solite dinamiche dei tradimenti.
E cosa succede quando ci dicono “soltanto tu non te ne eri accorto” che sia un nostro stato d’animo o vicenda che lo tange? Scommetto la mia preziosissima collezione di bamboline giapponesi: iniziamo a credere che veramente siamo gli unici a non aver capito di provare quella cosa. È come quando ci vediamo bene e qualcuno ci gela con un “ma che faccia hai?”, alla fine ci diciamo che in fondo tanto bene non ci sentiamo.
Il libro avrebbe dovuto intitolarsi “destinazione esattissimissima”, sì, perché le parole di carlo colpiscono nel segno, perché chi “ci diagnostica l’anima” sa già che siamo soggetti pronti alla radiografia, che studieremo le “lastre” e se pulite vedremo comunque delle ombre e agiremo: faremo analisi, ci analizzeremo.
E i Carlo staranno a vedere cosa succede, come quando a flipper il gusto per alcuni era tutto nel lancio della pallina, perché con un unico gesto potevano vedere luci stroboscopiche e stordirsi dei vitali dindandon dell’urto della sfera con i pilastrini: con le mani in tasca si fermavano a vedere il loro “colpo perfetto”, la fatica dei pulsanti (e delle spinte di bacino) agli altri.
E ora che flipper ce ne sono sempre meno, ma di vite alla ricerca di un(o) (s)lancio vitale tantissime, i Carlo si divertono assai.
Isabella Tramontano
(in ascolto: “parentesi” Grose)








