
L’evento sportivo del girone G della serie D, il derby Scafatese – Nocerina, da massima espressione di agonismo, spettacolo e valore tecnico, si è tramutato in un disastro organizzativo, coinvolgendo senza dubbio anche i protagonisti in campo. Una gestione da potersi definire tutta “all’italiana”.
Innanzitutto, c’è da ricordare e sottolineare che si è arrivati a giocare presso la struttura di Santa Maria La Carità, poiché la società ospitante (Scafatese Calcio 1922), allo stato attuale, non dispone del proprio stadio comunale causa lavori in corso. La società di patron Romano, ambiziosa e lungimirante, è penalizzata (chissà per quanto), dovendo chiedere asilo per altre strutture sportive. Al momento proprio quella del comune a 5 Km da Scafati, S. Maria La Carità, è l’unica soluzione. Lavori avviati in largo ritardo, dopo un progetto, “Sport & Periferie”, presentato due anni fa. La politica si è già difesa imputando alla burocrazia, le cause dei rallentamenti.
Soltanto Venerdì scorso, nel tardo pomeriggio, a 48 ore dal fischio d’inizio, è arrivata la comunicazione del divieto della vendita dei tagliandi alla tifoseria ospite, specificamente – “vendita autorizzata ai soli residenti di Scafati” – . In tale clima e ritardo è stata avviata la prevendita, con tutto ciò ne concerne in termini di organizzazione. Disponibili tagliandi sia per la tribuna (10 euro) che per la curva (5 euro). Nella concezione della società gialloblu, la tribuna sarebbe stata in riservo agli abbonati, semplici tifosi, addetti ai lavori e accreditati, anche quelli della società ospite. In curva, sarebbero andati i gruppi organizzati (ultras).
Ore 14 circa, arrivo allo stadio del presidente molosso, Stella, accompagnato dai propri accreditati regolarmente riconosciuti. Inizia il caos. Non si sentirebbero tutelati accomodandosi in tribuna, per l’occasione gremita con oltre 1500 presenze di fede canarina. Inizia un diverbio vero e proprio con il Maggiore dei carabinieri di Castellammare Di Stabia. Il militare, a capo delle operazioni di ordine pubblico, evidentemente sprovvisto di alternative e misure che andavano preventivate, ordina di farli accomodare nella curva per la quale erano stati venduti ticket ai locali. Da qui il disastro organizzativo e lo stato d’inerzia della società ospitante che nulla può al cospetto della massima carica militare, la quale, tra l’altro, pare sia disposta ad arrivare a bloccare il fischio d’inizio.
Mezz’ora al fischio d’inizio. Arrivo allo stadio dei gruppi organizzati di fede canarina che vengono invitati ad ammassarsi in tribuna. Gli ultras chiedono delucidazioni in merito, ma il Maggiore dei carabinieri, assumendosi tutte le responsabilità, sollevando la società organizzatrice da ogni volontà e potere decisionale, non vuole sentire ragioni. A questo punto, nel nome dell’orgoglio e dignità, i gruppi decideranno di disertare il match che si presentava come storico.
Le conseguenze. Una brutta gara. Si è fatti a “gomitate e sportellate”, tre conclusioni totali nello specchio della porta, una rete su pasticcio difensivo, l’altra su rigore, nient’altro. Il day after, vede la società di patron Romano, tramite comunicato ufficiale, porgere le proprie scuse ai tifosi, ritenersi parte lesa e offrire a gratis il prossimo incontro casalingo per gli occupanti del settore curva. In serata, il Lunedì, i gruppi organizzati (Rione Fontana e Curva Sud), rendono noto un comunicato di sdegno e mancanza di rispetto – “Squallido teatrino domenicale di una settimana da dimenticare!” – questo l’incipit del CU.
E’ questo il calcio che vogliamo? Chi poteva e doveva gestire meglio: organi competenti, una maggiore comunicazione fra le due società, la politica, il buonsenso? Intanto in tutta Italia, specie dalla serie C a scendere, si continua a interpretare questo sport, inteso come evento sportivo/sociale, con grande approssimazione a suon di restrizioni, divieti e mancanza di strutture.






