
La platea del teatro Luigi De Lise ha respirato a pieni polmoni la storia: due repliche, alle 18 e alle 21, il pienone con un pubblico che ha seguito in apnea l’epilogo della Congiura dei Baroni. Ieri, il terzo tassello del progetto “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” ha confermato che la memoria, quando diventa teatro, sa essere popolare e allo stesso tempo rigorosa.
Sul palco, la regia di Giovanni Meola ha scelto la via dell’essenziale: ritmo serrato, sguardi che tagliano, corpi chiamati a raccontare il potere e le sue trappole. La promessa di un matrimonio regale che si rivela esca, le porte che si chiudono al Maschio Angioino, la macchina del processo e della vendetta: la trama è antica, ma parla chiaro al presente. Con Meola, la compagnia Virus Teatrali ha messo a segno una prova corale in cui ogni ruolo fa peso specifico.
In scena Fabio Boccalatte, Michela Esposito, Giuseppe Izzo, Simone Izzo, Giancarlo Lobasso, Ferdinando Smaldone; ai costumi l’accurata mano di Marina Mango; assistente alla regia Michela Esposito. L’adattamento nasce da un lavoro a più passaggi: dalla tragedia ottocentesca Ferrante di Giuseppe Campagna alla cura contemporanea che ha puntato su elementi scenici sobri e incisivi.
Se i primi due appuntamenti della rassegna avevano portato il pubblico dentro il medioevo vissuto — tra campo allestito, artigiani, falconieri e la Battaglia di Sarno del 1460 rievocata con suoni, fumo e archibugi — questo terzo step ha spostato il fuoco sulle passioni che muovono la politica: alleanze, tradimenti, calcolo. È la stessa storia aragonese che ha attraversato Sarno in meno di trent’anni sotto Ferrante d’Aragona, ma vista da un’altra angolazione: non la cronaca degli eventi, bensì l’anatomia del potere.
La serata ha avuto anche una notizia importante: il gruppo guidato da Ennio Molisse ha annunciato di essersi costituito in associazione, invitando chiunque lo desideri ad aderire. Un passaggio che mette radici e apre il progetto alla comunità, con l’intenzione di trasformarlo in un appuntamento annuale. La formula delle tappe potrà cambiare; la direzione, invece, è chiara: fare di Sarno un laboratorio stabile di storia pubblica.
Il risultato di ieri — doppio sold out — non è soltanto un dato numerico. È il segnale che una sinergia territoriale (amministrazione, comitati, associazioni) può generare qualità e partecipazione quando affida la ricerca storica a professionisti e costruisce intorno un percorso narrativo capace di emozionare. In questo senso, la “Sfida alla Corte Aragonese” ha già vinto la sua piccola grande battaglia: rendere condivisibile, oggi, una pagina complessa del nostro passato.
Uscendo dal De Lise, si aveva la sensazione che le pietre dei castelli e le carte d’archivio avessero trovato voce. E che Sarno, oltre a ricordare, abbia imparato a raccontare. Ci vediamo alla prossima sfida.
Il saluto dell’ Ing. Ennio Molisse, direttore artistico. Link della diretta
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