
Intrighi di potere, colpi di scena, una vendetta annunciata, tradimenti e amori. La storia prende vita sul palcoscenico del teatro “Luigi De Lise” di Sarno, domenica 14 settembre. “La Congiura dei Baroni (o il Guinzaglio di Re Ferrante)” in scena ritmi incalzanti che segnano la linea temporale di fine Quattrocento. Adattamento primario liberamente tratto da “Ferrante” di G. Campagna, Ennio Molisse; adattamento definitivo – elementi scenici – regia, Giovanni Meola. Con Fabio Boccalatte, Michela Esposito, Giuseppe Izzo, Simone Izzo, Giancarlo Lobasso, Ferdinando Smaldone. Costumi, Marina Mango, assistente alla regia, Michela Esposito.
È il terzo appuntamento della I Edizione della Rievocazione Storica, “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese”, con la direzione artistica dell’ingegnere Ennio Molisse. Con il patrocinio del Comune di Sarno, il sindaco Francesco Squillante, e la Sarno Servizi Integrati, “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” , nasce da una sinergia territoriale tra associazioni e comitati.
Un evento di grande respiro storico che mantiene viva la memoria di antiche gesta. Ricco di suggestioni, visioni, arte in una atmosfera immersiva di forte impatto sul pubblico. Francesco Squillante, sindaco di Sarno: “Sarno. Sfida alla Corte Aragonese” è un evento capace di coniugare storia, visione, spettacolo ed identità. Il mio plauso al direttore artistico, per il grande e strutturato lavoro di ricerca e studio alla base di tre appuntamenti differenti con lo stesso filo conduttore, ed anche ai comitati e le associazioni. Abbiamo avuto già, con i primi due appuntamenti, un importante riscontro di pubblico che si traduce in partecipazione, condivisione e, non da ultimo promozione territoriale. Come amministrazione abbiamo puntato su eventi culturali, nonché investito in idee nuove e progetti che siano davvero capaci di guardare lontano. La strada imboccata è quella giusta, stiamo dando valore a progettualità di grande interesse”.
Ennio Molisse, Direttore Artistico:
“Dopo i primi due appuntamenti il pubblico troverà, ancora una volta, un evento diverso. Abbiamo immaginato questa rassegna come un percorso in tre tappe, con registri e linguaggi differenti, ma uniti da un filo conduttore ben preciso: la storia aragonese che ha segnato la città di Sarno in un arco temporale relativamente breve, meno di trent’anni, e sotto lo stesso sovrano, Ferrante d’Aragona. Sono anni però molto densi, nei quali si susseguono vicende profondamente diverse. In quel periodo Sarno passa dalla famiglia Orsini, al regio demanio, per poi essere acquisita da Francesco Coppola, conte di Sarno, che aveva persino una società commerciale con il re in persona, a dimostrazione del peso politico ed economico che la città rivestiva. Il primo evento, Memorie di un cantastorie, è stato pensato come una sorta di introduzione a quel contesto storico, con l’allestimento dei giardini di Villa Lanzara in forma di campo medievale, con la presenza delle botteghe artigiane, dei falconieri, dei musici, dei giullari. Il secondo appuntamento, La Battaglia di Sarno, ha rappresentato invece la rievocazione vera e propria della battaglia del 1460, con la voce narrante, le musiche, le compagnie d’armi, gli scontri, gli archibugieri e perfino l’incendio del borgo, così da restituire con immediatezza un episodio centrale della nostra storia. Il terzo evento, La Congiura dei Baroni, si distingue ancora una volta perché non è né ambientazione né rievocazione, ma una rappresentazione teatrale. La vicenda messa in scena riguarda l’epilogo della congiura: i baroni, ormai sconfitti e asserragliati nei loro castelli, vengono attirati a Napoli da Ferrante con la promessa di un matrimonio tra la nipote del re e il figlio del conte Coppola. È un inganno: il conte vi si reca con la sua famiglia, ma al Maschio Angioino le porte si chiudono e i baroni vengono arrestati, processati e giustiziati. Tutto il progetto è stato costruito a partire da un lavoro di ricerca storica accurata. In particolare ci siamo basati sul volume “Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d’Aragona. Studi sulle corrispondenze diplomatiche”, curato da Francesco Senatore e Francesco Storti, che utilizza i dispacci sforzeschi per ricostruire le dinamiche politiche del tempo. Da questa base di studio si è poi passati ad una tragedia ottocentesca, “Ferrante” di Giuseppe Campagna, che è stata riadattata dal regista Giovanni Meola insieme alla compagnia Virus Teatrali. La scelta di affidarci a professionisti nasce dalla volontà di garantire qualità, valorizzando un linguaggio teatrale capace di dare spessore e coerenza al racconto. L’idea di fondo, in tutti e tre gli appuntamenti, è che la storia non debba restare confinata nei libri o nei documenti, ma possa essere trasmessa attraverso forme diverse: l’ambientazione e la quotidianità nel primo evento, la partecipazione ad una vera e propria battaglia storica nel secondo, e le passioni e i sentimenti che hanno accompagnato le scelte politiche nel terzo. In questo modo non si vuole semplicemente “ricordare” il passato, ma provare a farlo comprendere meglio, calandolo in esperienze che possano coinvolgere e stimolare chi partecipa”.
Giovanni Meola, regista:
“Il teatro si scrive sulla sabbia, ma lascia traccia molto più spesso di quanto si pensi, arrivando a cuori e viscere quando è portatore di dinamiche universali che, pur di altre epoche,* *parlano di noi e a noi. La Congiura dei Baroni di fine ‘400, che vide il re Ferrante d’Aragona contrapposto a molti nobili e potenti feudatari del suo regno, ha significato una svolta importante nella storia del Centro-Sud, ma riproduce anche il solito, eterno, schema della lotta di potere, tra ambizioni, alleanze, ribaltamenti e vendette. Tutto umano, troppo umano per non diventare materia teatrale. Con i miei attori e la mia compagnia, Virus Teatrali, e grazie a costumi di natura storica, ma atemporali, abbiamo giocato a scandagliare i rapporti tra i personaggi, dai loro sguardi, protagonisti dell’inizio e della fine, alla loro fisicità, chiamata in causa nei momenti di maggior tensione”.




