
Essere “diverso” è da elogiare in massimo grado!
Da quando sono nata elogio la diversità in tutti i suoi aspetti e stare dalla parte delle minoranze, degli oppositori e spesso dei perdenti mi ha sempre in qualche modo attirato.
Sará perché al liceo coloro che raggiungevano le colline d’oro erano in pochi, ma la sconfitta dignitosa e leale è da preferirei alla vittoria immeritata e traballante: così nel calcio, in politica, in amore, nel lavoro e nelle vere amicizie prediligo i disperati, i miserbili di Zola, rispetto ai figli di papá col futuro già spianato e la carriera agevolata.
Considero di grande valore la diversità del genere umano che resta veramente se stesso, umile e mai autoritario, povero di tasca ma ricco nello spirito: turpe è colui che si omologa alla massa e finge di essere ciò che non è per accaparrarsi prestigio e riconoscimenti.
La sostanziale incompetenza degli omologati si scontra con la genialità non valorizzata di quelli reputati “diversi”, estranei alla massa; beati costoro che riconosceranno in tempo i propri limiti e lo ammetteranno pubblicamente ritirandosi in decoroso silenzio e non arrecheranno ulteriori danni ai più.
I calciatori e gli allenatori sbagliano le partite, perdono i campionati, i politici creano grosse ineguaglianze nella popolazione con scelte discutibili, i matrimoni si smantellano sotto i colpi di bugie e le famiglie si ingiuriano con rabbia, le amicizie leali vengono messe a repentaglio dalle invidie sottese, il lavoro viene concesso a chi voglia e capacità non ne possiede e le ingiustizie di ogni genere proliferano nel mondo senza sosta: in questo quadro avvilente compaiono profili falsi e i sopracitati “diversi” che sono dalla parte del giusto ma stentano ad essere creduti dalla maggioranza proprio in quanto avulsi da dinamiche sporche e clientelari.
Evviva i diversi, i perdenti, i coraggiosi che osano ancora dire la verità!
Annalisa Capaldo







