
L’ipocrisia sulle strutture sportive continua a pesare come un macigno sulla città. A denunciarlo è Giovanni Coppola, ultimo capitano della squadra di pallamano, l’unica società scafatese capace di portare in città uno scudetto, conquistato nel lontano 1984, e oggi senza un campo dove poter giocare.

Coppola, che con la maglia di Scafati vanta un palmarès di due campionati vinti – il primo che ha consentito la promozione in Serie B, e il secondo, nel 2016, che ha riportato la squadra in Serie A2 – rappresenta una delle figure simbolo di questo sport. La sua testimonianza fotografa bene la condizione in cui versano oggi tutte le discipline considerate “minori”: pallavolo, calcio a 5 e altri sport indoor che da anni si trovano a lottare non solo con gli avversari in campo, ma anche – e soprattutto – con l’assenza di spazi adeguati.
La ferita più grande resta l’abbattimento del PalaOberdan, che ha privato la pallamano, la pallavolo e il futsal delle loro mura amiche. Da allora, promesse e annunci si sono susseguiti, ma i fatti sono rimasti pochi. Emblematico il caso della struttura di via Tricino, realizzata con i fondi del Ministero di Grazia e Giustizia nell’ambito del progetto “Io Gioco Legale”: doveva essere un simbolo di rinascita per lo sport cittadino, ma da anni è un cantiere immobile, “fermo con le quattro frecce”.
Coppola non risparmia critiche alle amministrazioni: “In tutti questi anni nessuno ha mosso un dito per gli sport minori. Per non parlare del PalaMangano: è una struttura comunale o privata? Perché a noi, quando eravamo in attività, non è mai stato consentito di accedervi?”
Uno sfogo amaro, quello di un atleta che, a quasi quarant’anni, vede ridursi le possibilità di praticare lo sport che lo ha reso protagonista e che ha portato alto il nome di Scafati: “Lasciatemi dire che qui, quando si parla di sport, c’è solo tanta greve ipocrisia”.
Parole dure, che riportano alla luce una realtà troppo spesso ignorata: Scafati non è fatta solo di calcio e basket. (m.m.)








