
De Spal”, il portiere della Nocerina degli anni 50, in realtà si chiamava “Despalj”. All’epoca non sono mai riusciti a scriverlo correttamente. Molto amato dai tifosi, che lo definivano “il gigante buono”, e ricordato negli annali dedicati alla storia della Nocerina, “De Spal” incarnava la figura del vero sportivo, non solo come calciatore anzi, forse il calcio era quello che amava di meno. Adorava tutti gli sport, in particolare il basket e il nuoto. (La sua carriera è iniziata come giocatore di basket, poi fu visto dagli allenatori della Nocerina e fu ingaggiato come portiere.)
Era il classico spirito libero, difficile da imbrigliare. Ma sempre onesto e leale. Ha sempre giocato con grande spirito di appartenenza, lui, uno dei primi stranieri arruolati nel calcio (e allora si guadagnava poco). Raccontava spesso che, nonostante il suo impegno e i risultati che faceva ottenere, non era riuscito ad avere le scarpette del numero giusto. Non fece polemiche, giocò un’intera partita senza scarpe. Oppure, una delle rare volte che la sua ragazza, poi diventata sua moglie, voleva assistere alla partita, rifiutarono di farla entrare. Erano pronti per entrare in campo ma non vedeva la sua Tina. Saputo dell’accaduto, girò le spalle, tornò negli spogliatoi ed iniziò a spogliarsi. Si creò lo scompiglio ma riuscirono a sistemare tutto e lui, quella volta, volò tra un palo e l’altro della porta più del solito. Persona schiva e riservata, ha sempre evitato inutile mondanità e confusione. Era dell’idea che era in campo che bisognava dimostrare il proprio valore, tutto il resto era futile apparenza. Ceccon me lo ricorda tanto, per la sua riservatezza ed il suo essere critico con sé stesso. Lui, però, era gioioso e, così come allontanava dalla porta, senza colpo ferire, tutto ciò che i tifosi avversari gli lanciavano, così raccoglieva le caramelle che i Nocerini gli lanciavano e le mangiava subito, in segno di riconoscenza elargendo sorrisi. Allora la tifoseria era diversa, sempre rumorosa ma diversa. Spesso, quando passeggiava per Nocera, qualche tifoso gli si avvicinava per salutarlo o, addirittura, chiamava il fotografo in piazza per fare una foto. Lui era sempre disponibile. Sosteneva che i tifosi andavano ripagati sempre. Anche se si perdeva una partita, bisognava salutarli con rispetto, bisognava guadagnarsi comunque il loro sostegno. Dietro un grande sportivo deve esserci, comunque, un grande uomo. Ecco, questo era “De Spal”, mio padre.






