
Negli ultimi anni, lavorando come assistente sociale in un Ambito Territoriale della Campania, mi è capitato spesso di fermarmi a riflettere su quanto il nostro mestiere sia cambiato. O forse, più semplicemente, su quanto sia diventato evidente ciò che in fondo è sempre stato: il nostro ruolo non si esaurisce nel “prendere in carico”, nel redigere un piano, nel convocare un incontro. In realtà, noi costruiamo pezzi di politiche pubbliche, ogni giorno, incontro dopo incontro.
Probabilmente non abbiamo scrivanie nei Ministeri, non firmiamo decreti né facciamo conferenze stampa. Eppure, nel silenzio degli uffici comunali, nelle riunioni di équipe, nei colloqui con le famiglie, diamo forma a ciò che chiamiamo welfare. Per questo mi piace dire, e lo dico con orgoglio, che siamo policy makers de facto. Nessuna investitura formale, ma tante responsabilità concrete. Come affermano Guidi e Mordeglia, “l’attività professionale dell’assistente sociale ha anche un valore politico … esistono molte strade attraverso cui contribuisce a modificare le politiche pubbliche” (2023).
Negli anni del Reddito di Cittadinanza prima, e oggi con l’Assegno di Inclusione, ho visto il lavoro sociale trasformarsi profondamente. I Progetti Personalizzati, quelli che firmiamo con le persone, sono diventati il cuore pulsante dei percorsi di inclusione. Ma non sono semplici moduli da compilare: sono storie da ascoltare, traiettorie da costruire insieme, spesso dentro reti che siamo noi stessi a dover attivare, sostenere e coordinare.
Nel tempo, abbiamo imparato a tenere insieme il linguaggio normativo e quello umano. Abbiamo tradotto linee guida in percorsi concreti. Abbiamo cercato di non perdere la persona tra codici fiscali e requisiti ISEE. E abbiamo lottato, ogni giorno, per ottenere una borsa lavoro, un tirocinio, un sostegno per l’affitto, anche quando le risorse erano scarse e le risposte tardavano.
Il Report MLPS–ANCI 2024, che ho letto con grande interesse, ha messo nero su bianco ciò che da tempo viviamo: l’85% dei Progetti Personalizzati nasce da équipe coordinate da assistenti sociali, e nel 72% degli Ambiti siamo presenti nei tavoli di regia. Ma più dei numeri, contano le storie: quella mamma sola che ha ripreso a lavorare dopo anni; quel padre che ha chiesto aiuto per la prima volta; quel giovane che ha avuto un tutor e non si è perso per strada. Piccoli risultati che per noi valgono tantissimo.
Come evidenziato da un recente studio, “gli assistenti sociali sono agenti di policy perché, nell’applicare le norme, le interpretano, le adattano e le rendono vivibili” (MLPS–ANCI, 2024). Un’azione professionale che non si limita all’adempimento, ma che si fonda su consapevolezza e responsabilità trasformativa.
Nessuno ci ha insegnato a fare policy. Eppure, giorno dopo giorno, abbiamo imparato. Abbiamo imparato a gestire fondi europei, a scrivere progetti in fretta, a fare il possibile con l’impossibile. Abbiamo imparato che la cura non è solo individuale, è anche istituzionale. Che per aiutare davvero le persone, bisogna mettersi in gioco anche con le istituzioni, con i colleghi, con le amministrazioni. Come sottolinea il Ministero del Lavoro (2018), “non esiste inclusione sociale senza il lavoro quotidiano degli operatori sociali che sanno connettere bisogni, diritti e risorse.”
Spesso coordiniamo gruppi di lavoro, contribuiamo alla progettazione di interventi territoriali, proponiamo modifiche ai regolamenti comunali per renderli più accessibili. Non è scritto da nessuna parte che questo rientri nei “compiti dell’assistente sociale”. Ma se non lo facciamo noi, chi lo fa? Se non portiamo noi la voce di chi è fragile dentro i luoghi delle decisioni, chi la porterà?
Siamo in tanti a vivere questo doppio ruolo, ma spesso lo facciamo senza una reale cornice, senza un riconoscimento istituzionale. Eppure, la responsabilità che portiamo sulle spalle è enorme. Decidiamo priorità, trattiamo con i servizi, orientiamo le politiche locali. E lo facciamo con la bussola dell’etica professionale e con il cuore nella comunità.
Come afferma il CNAS (2023), “il ruolo dell’assistente sociale è strategico nella costruzione di un welfare generativo, orientato alla partecipazione e alla responsabilità condivisa.”
Per questo penso che oggi serva più che mai una rilettura del nostro ruolo. Non per rivendicare potere, ma per poter agire meglio. Servono strumenti, formazione, spazi di confronto. Servono percorsi di carriera che riconoscano la complessità del nostro lavoro. Ma serve, soprattutto, uno sguardo politico sulla nostra azione quotidiana, che non è mai neutra, ma sempre orientata a difendere diritti, a colmare distanze, a costruire legami. Come ricordano le più recenti riflessioni sul lavoro sociale: “policy practice significa utilizzare le competenze professionali per incidere sulle politiche pubbliche, in modo diretto e intenzionale” (Rivista Impresa Sociale, 2022).
Il nostro contributo silenzioso… ma decisivo. Noi assistenti sociali siamo costruttori di ponti in un tempo di fratture. Portiamo nelle istituzioni le storie, le speranze e le fragilità che ogni giorno ci vengono affidate. Sappiamo ascoltare, ma anche agire. Accogliere, ma anche progettare. Prenderci cura, ma anche trasformare.
Il nostro contributo è spesso invisibile, lontano dai riflettori. Eppure, senza di noi, molte misure resterebbero norme vuote, scollegate dalla vita reale. Siamo noi a dare loro concretezza, senso e umanità. Credo profondamente nella forza del lavoro sociale: una professione che unisce cura e competenza, strategia e presenza. Che non si limita a reagire, ma lavora per generare cambiamento.
Non siamo solo operatori: siamo protagonisti silenziosi della costruzione delle politiche pubbliche. E anche se nessuna legge lo dice esplicitamente, ogni giorno, sul campo, siamo policy makers. Finché continueremo a farlo con passione e rigore, il nostro lavoro continuerà ad avere un senso profondo, per le persone e per la società.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – ANCI (2024). Servizi sociali e misure di contrasto alla povertà. Ruolo, esperienze e prospettive degli ATS.
- Ministero del Lavoro (2018). Linee guida per la definizione dei Patti per l’Inclusione Sociale.
- D.Lgs. 15 settembre 2017, n. 147.
- D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, convertito in L. 26/2019.
- Kazepov, Y. (2022). Governare il welfare locale. Il Mulino.
- Esping-Andersen, G. (1999). I fondamenti sociali delle economie postindustriali. Il Mulino.
- Guidi, M., Mordeglia, M. (2023). Assistenti sociali e trasformazione delle politiche pubbliche. FrancoAngeli.
- Rivista Impresa Sociale (2022). Le professioni d’aiuto in cerca di identità: il lavoro sociale tra governance e advocacy.
- CNAS (2023). Documento programmatico sul ruolo dell’assistente sociale nei servizi territoriali.





