

“Chaplin ha speso tutto il suo genio per comprare sesso. Seppe addirittura fingersi ebreo, cosa difficilissima, per accattivarsi il potere finanziario a Hollywood. Un amabile cinico, creatore di un personaggio umanitario”. Le parole di Guido Ceronetti su uno dei più grandi geni della Storia del Cinema, stabilmente col suo Luci della città nelle classifiche dei migliori film in assoluto mai girati e realizzati, trovano una splendida dimora nella drammaturgia di Franco Nappi, regista teatrale e anche attore dello spettacolo Charlie Chaplin – l’uomo dietro la maschera.
LA PIECE DI FRANCO NAPPI SU CHAPLIN AL TEATRO ALLA DERIVA AL GIARDINO 2025
Andata in scena il 6 luglio 2025 a Pozzuoli, presso Il giardino dell’Orco situato sulle sponde del lago d’averno, la piece affronta con coraggio e pathos le varie fasi della vita di Chaplin, concentrandosi proprio sulle sue presunte origini ebree e nei siparietti comici anche sui vari matrimoni con relativi divorzi veloci e facili al primo ciak.
Primo pezzo di un mosaico di appuntamenti teatrali estivi nei Campi Flegrei, la rappresentazione si inserisce nella cornice di Teatro alla deriva al giardino 2025, edizione XIV che si sposta in questo mese di luglio dalla consueta location delle Stufe di Nerone alla natura di campagna fatta di animali domestici e ulivi, piante e alberi beckettiani sotto cui recitare.
NATURA E LAGO, ALBERI E PRATO COME PALCOSCENICO SPERIMENTALE

Il panorama lacustre e la vista offerta dal crinale in cui si svolgono quest’anno le rappresentazioni sceniche sono impagabili e apportano un valore aggiunto all’intera esperienza culturale flegrea.
Una bella sfida per gli attori, alle prese con una scenografia minimalista, per usare un eufemismo: un appendiabiti per cambiarsi nel corso dei vari capitoli della pièce, un telo sull’erba e nessuna luce artificiale, solo due casse per musica e microfoni.
L’assenza di faretti in favore della sola luce naturale prima del tramonto mette metaforicamente a nudo gli interpreti, puntando sulla totale forza attoriale senza le vesti del disegno luci che permettono di dialogare col pubblico e scandiscono la mise en scene.
Un paradosso per un’icona cinematografica come Chaplin, abituata dietro e davanti la macchina da presa ai fari e alle Luci della ribalta e alle Luci della città, per citare due tra i suoi titoli più famosi, capolavori immortali della Storia del Cinema.
IL MACCARTISMO CHE IRROMPE A INIZIO MISE EN SCENE DI CHAPLIN L’UOMO DIETRO LA MASCHERA

La storia esordisce con l’interrogatorio maccartista al povero artista britannico, comunista sospetto, per poi fare un viaggio a ritroso nel tempo, fino alla sua infanzia.
Emergono così le figure della madre problematica, interpretata dall’attrice Chiara Vitiello, bravissima anche quando è impegnata nel ruolo delle varie mogli del genio della Settima Arte; quella del fratello Sydney, inizialmente compagno di scena e rivelatore di segreti e bugie per il protagonista e per il pubblico; la rivalità con Buster Keaton.
AUTORE, PROTAGONISTA DELLO SPETTACOLO
A dare l’acqua della vita sul palco improvvisato en plein air al leggendario Chaplin ci pensa Mario Autore, già un convincente e giovane Eduardo De Filippo nel film TV di Raiuno diretto da Sergio Rubini, nomination ai Nastri d’argento 2021 come miglior attore.
Autore mette in mostra tutta la sua abilità nel passare dal bambino al giovane sognatore, dall’adulto ricco e decisamente ingenuo col gentil sesso all’anziano cineasta de L’ultimo dittatore e di Tempi Moderni.
Si ripercorrono, pertanto, le fasi del Cinema muto e dell’avvento del sonoro nel lontanissimo 1926 con una grazia e un’eleganza degni dell’ultimo grande umanista del Novecento.



