
C’era una volta l’estate, tempo di vacanze e di letture sotto l’ombrellone. E se è vero che è sempre più difficile distogliere l’attenzione dallo schermo dei nostri smartphones, la stagione estiva potrebbe essere un‘ottima occasione per riscoprire il piccolo volume di Carla Maria Russo, “La sposa normanna”, edito da Piemme nel 2004.
Ha già più di trent’anni Costanza d’Altavilla, ultima erede legittima del casato normanno dei sovrani di Sicilia, quando viene strappata alla pace del monastero per diventare la moglie di Enrico di Hohenstaufen, figlio di Federico Barbarossa e futuro imperatore del Sacro Romano Impero. Pagina dopo pagina, la vicenda si dipana attraverso il complesso rapporto di amore-odio che Enrico prova per Costanza e le trame del Cancelliere del Regno, l’infido Gualtieri di Palearia, l’autentico vilain di questo breve romanzo che si legge tutta d’un fiato.
La penna agile e leggera della scrittrice campobassana fonde abilmente realtà e leggenda nel tratteggiare questa singolare figura di donna e di regina: fragile e forte, suora per vocazione, sposa infelice, destinata a essere madre di Federico II, lo Stupor Mundi, che la storia ricorderà tra i più grandi sovrani d’Occidente.
Abbandonato a sé stesso, il piccolo Federico cresce come un piccolo vagabondo tra le strade di Palermo, venerato e protetto dalla plebe, ma assetato di vita e di conoscenza, non tarderà a rivelare il suo precoce ingegno e a rivendicare i suoi diritti…
A più di vent’anni dalla pubblicazione, “La sposa normanna” è un classico della narrativa contemporanea; Carla Maria Russo ha dato corpo e sostanza alle ombre, rendendo i suoi personaggi qualcosa di più di un nome in calce nelle pagine di un libro di storia.








