
Pensare a me stessa non è egoismo, bensí autodifesa personale, soprattutto quando a fregarsene letteralmente del mio stato d’animo e della mia psiche sono le persone più vicine, presumibilmente meno capaci di indifferenza e bugiarde accuse.
Infatti come si possono accettare maltrattamenti da parte di una madre o di una sorella? Da un marito, al contrario, ci si può attendere tutto, sangue prestato, ma dai propri congiunti no.
Così come appare del tutto inverosimile che ad essere quella cattiva e perennemente nel torto sia la sottoscritta.
Ma andate al diavolo, viene da dire!
Nell’indifferenza più peccaminosa a combattere e a trattenere il fiato sono sempre e solo io, per cui è necessario che cominci una buona volta a pensare al mio benessere mentale.
Non è egoismo, ripeto, gli egoisti sono gli altri a fare spallucce dinanzi alla mia sofferenza e a dire “cosa ci posso fare io ?”, oppure, peggio ancora, ” ho fatto già abbastanza per te “. Davvero? Cosa significa in tal caso la parola “abbastanza”? Un’ora di babysitteraggio quando proprio non mi reggo più in piedi? Oppure la telefonata di comodo che mi fa solo innervosire ulteriormente?
Lotterò ancora una volta per riconquistare la mia stabilità, so di valere, non mi spaventano le nuove sfide e so assumermi le responsabilità dei miei errori. Non mi ha mai convinto l’idea di contare sugli altri e tantomeno adesso, in un periodo complesso e insostenibile in cui sono sola, trascurata, avvilita, maltrattata, sbugiardata, ingiustamente punita e sfiduciata.

Il lupo cattivo non sono io e voi che vi fingere pecore e succubi, anime nobili, siete solo complici della più bieca ignavia di questa terra.
Mi avete aiutata? Quando? Come? Ve lo dico io: basta che il vostro squallido orticello sia fertile, che la vostra famigliola al sicuro, che possiate evadere quando vi conviene, di me che sono forte ed intelligente cosa vi dovrebbe interessare? In fondo ho dimostrato di stare dritta e salda anche controvento, persino nelle battaglie più impari ed ignominiose.
Il dolore fa diventare cattivi, diceva una cara persona scomparsa, ed è quanto mai vero ed attuale, tuttavia non lo sarò mai del tutto, mai con tutti. Ricorderò chi mi ha teso la mano nei momenti peggiori, quando chi doveva agire per il mio bene con parole diverse, ha contribuito ad affondare il coltello nella piaga. Ovviamente da chi meno me l’aspettavo, ma anche da chi già me l’aspettavo.

Questo mi ha irrobustita di gran lunga, inaridendomi verso chi se lo merita e avvalorando le mie convinzioni su chi doveva fare qualcosa e non ha mosso un dito, anzi mentendo e contribuendo ad affossarmi.

Per fortuna qualcuno chi mi vuol bene e che mi salverà c’é sempre stato e sempre ci sarà ed è solo a queste persone che sarò riconoscente e per cui avrò sempre un pensiero, un aiuto, un’imperitura gratitudine.
Annalisa Capaldo








